Parto da un fatto: l’11 febbraio 2024 il runner 39enne Paolo Pasqualini viene ucciso da tre rottweiler nel bosco di Manziana (RM). I cani erano scappati da un’abitazione.
I proprietari dei cani sono stati condannati l’11 febbraio scorso a un anno di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento. Per il momento una provvisionale di 50.000 euro, ovvero un “acconto” su quello che stabilirà il Giudice Civile.
I lettori possono pensare che si tratti di un banale fatto di cronaca, materia da talkshow. Perché ne parla un assicuratore?
Vi rispondo con estrema semplicità: ogni fatto di cronaca nasce dall’ignoranza di semplici processi di misurazione preventiva del rischio (analisi) e di ricerca della miglior tutela (contenimento e trasferimento).
Ho sempre pensato che svolgo un lavoro fantastico: insegnare alle persone a proteggersi, a tutelarsi. E lo faccio prima di ogni avvocato. Perché così potreste non averne mai bisogno o, comunque, sareste preparati, sia psicologicamente che economicamente.
Cinquantamila euro di provvisionale sembrano tanti. Sono in realtà nulla rispetto a quello che il Giudice Civile potrebbe sentenziare. Non conoscevo Paolo come non conosco i proprietari dei cani. Sono dispiaciuto, come essere umano e anche come professionista, per tutto ciò che è accaduto.
Una vita spezzata: drammatico! Due vite condannate alla sofferenza economica: al fallimento di sogni, speranze, futuro.
E giusto è sbagliato, è tanto, è poco. Questi sono temi da talk show.
Il terreno su cui vorrei portarvi è diverso. La mia missione: cosa si poteva fare prima. Cosa poteva essere messo a rimedio dell’impossibile. E, soprattutto, perché bisognava farlo.
Il procedimento penale per arrivare al primo grado di giudizio è durato due anni. Due anni di avvocati, periti, consulenti, udienze in tribunale, audizioni testimoniali, di angoscia, di paura.
Ma voglio affrontare solo un argomento, pratico, terreno, oggettivo: i costi!
Quanto costa un procedimento penale.
Tanto. Forse neanche tanto: tantissimo! 30, 50, 80.000 euro, perché gli avvocati, i periti, i consulenti costano. E quando sei disperato, angosciato paghi per fugare anche le paure.
E se, come probabilmente, la sentenza dovesse essere appellata, ancora di più di tantissimo.
Ma, per certo, se dovesse essere confermata allora il tantissimo diventa poco. Poco di fronte all’entità del risarcimento. Diverse, svariate, centinaia di migliaia di euro, forse milioni; ancora per gli avvocati e, soprattutto per i congiunti del povero Paolo.
Siamo un paese civile, dotato di una grande Costituzione e di un Codice Civile. L’art. 2043 recita che qualunque fatto che cagiona ad altri un danno ingiusto, deve risarcirlo.
E se non li ho tutti questi soldi, che cosa succede? Succede che rispondo dell’obbligazione con tutto: denaro, beni, proprietà, del passato, del presente e del futuro.
Ma, allora, se l’impossibile diventa possibile, cosa bisogna fare? Due cose:
- Prevenzione: custodisco meglio i cani, alzo il recinto, miglioro la rete, li doto di museruola e posso garantirvi che, da fuori, dal mio punto di osservazione, sono queste le cose che impattano. I miei clienti mi ringraziano dopo aver dato qualche semplice consiglio di prudenza, attenzione e di cose da fare. Spesso esco senza nessuna polizza. E tanta gratitudine.
- Trasferimento. Fatta la prevenzione c’è l’impossibile, il “a me non succede”. L’impossibile è quello che sfugge alla prevenzione: un albero cadendo rompe la recinzione e i cani fuggono, mi distraggo e lascio il cancello aperto. E quindi trasferisco il rischio, economico, a un terzo. Un assicuratore.
Con un costo di qualche centinaia di euro compro due banalissime polizze:
1. Una polizza di tutela legale. Avrebbe garantito le spese legali, dei periti, dei consulenti e le spese giudiziarie.
2. Una polizza di responsabilità civile (la nota “capofamiglia”) con un massimale adeguato.
Poche centinaia di euro a fronte di qualche centinaio di migliaia. E non serve avere tre molossoidi per pensarci prima. Basta un’uscita in bici la domenica, un figlio irrequieto, uno sport qualunque praticato a livello amatoriale. Basta avere insomma una vita normale per essere fatalmente esposti a qualcosa di terribilmente drammatico.
Vale la pena rischiare?
Ecco perché ho creato un sistema di consulenza per le famiglie. Deriva da una complessa e lunga (40 anni) attività di analisi e gestione dei rischi delle imprese.
L’idea di usare il know how e la competenza di questi anni di attività, mi ha spinto ad applicare lo stesso rigoroso metodo di analisi alle famiglie. Perché anche la famiglia può fallire.
E io non voglio che accada!
Se ne vuoi sapere di più vienimi a trovare sul sito www.pensinigroup.it o, ancora meglio, di persona o in videoconferenza: da sempre ci metto anche la faccia.







