La Cassazione estende la Tabella Unica Nazionale a ogni danno fisico grave, anche per incidenti passati. Ecco come cambiano i rimborsi, spesso anche milionari.
La Corte di Cassazione (sent. 8630/2026) ha appena cambiato radicalmente il destino di migliaia di vittime di incidenti gravi. Con una decisione che modifica l’assetto del sistema risarcitorio, i giudici hanno stabilito che la Tabella Unica Nazionale non rappresenta più un limite normativo per pochi casi isolati. Fino a ieri, queste regole sembravano destinate solo a chi restava coinvolto in uno scontro stradale o subiva un errore medico avvenuto dopo marzo 2025. Oggi le regole cambiano per tutti. La regola generale è chiara e definitiva: se un soggetto subisce una lesione grave alla propria integrità fisica, il risarcimento deve seguire parametri certi, uniformi e soprattutto dignitosi. Non importa se il dramma sia avvenuto anni fa o se la dinamica non riguardi un’auto. Il diritto al ristoro del danno non patrimoniale diventa un pilastro universale della giustizia civile italiana.
Cosa succede quindi?
La fine dell’anarchia nei tribunali italiani
Il panorama dei risarcimenti per le macrolesioni subisce una trasformazione totale attraverso la sentenza della Corte di Cassazione (sent. 8630/2026). I giudici della Terza sezione civile hanno chiarito che la Tabella Unica Nazionale (Tun) deve essere il faro per ogni liquidazione di danno non patrimoniale. Questo parametro riguarda le invalidità comprese tra il 10% e il 100%. In passato, ogni tribunale utilizzava criteri differenti, spesso affidandosi alle tabelle del Tribunale di Milano. Ora la Suprema Corte impone un criterio di valutazione equitativa che trova fondamento diretto nel codice civile (art. 1226 cod. civ.) e nelle norme sulla responsabilità per fatto illecito (art. 2056 cod. civ.). La TUN non è più solo una norma tecnica per medici e assicuratori della Rc auto, ma diventa lo strumento principale per garantire che ogni cittadino riceva lo stesso trattamento economico a parità di sofferenza subita e di Tribunale che giudica lesioni e diritto al risarcimento.

Retroattività totale per i sinistri del passato
Un punto di rottura rispetto alle interpretazioni precedenti riguarda l’efficacia temporale delle nuove norme. Il decreto che ha introdotto la Tun (Dpr 12/2025) indicava come data di inizio il 5 marzo 2025. Tuttavia, la giurisprudenza di legittimità ha stabilito che queste tabelle si applicano anche agli eventi lesivi accaduti prima di tale data. La ragione risiede nella natura stessa della tabella: essa non crea un nuovo diritto, ma mette ordine nel potere del giudice di decidere secondo equità. Questo significa che chi ha una causa in corso per un vecchio incidente può pretendere l’applicazione dei nuovi parametri. Il giudice ha il dovere di utilizzare la TUN come riferimento per garantire la certezza del diritto, superando le vecchie prassi degli uffici giudiziari che creavano disparità tra Nord e Sud Italia.
Una tutela che supera gli incidenti stradali
L’aspetto più impattante della decisione riguarda l’ambito oggettivo di applicazione. La legge originaria limitava la TUN ai danni da circolazione stradale e alla cosiddetta malpractice medica o responsabilità sanitaria. La Cassazione rompe questi confini. La Tabella Unica Nazionale si applica ora in via indiretta a ogni fattispecie di danno biologico, indipendentemente dalla causa. Per fare alcuni esempi pratici, questa regola vale per:
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- un cittadino che subisce una grave lesione mentre cammina in un centro commerciale a causa di un pavimento viscido;
- una vittima di un infortunio domestico provocato da un elettrodomestico difettoso;
- un passante colpito dal crollo di un cornicione di un edificio privato;
- qualunque evento che provochi una invalidità superiore al 10% non legata a veicoli o ospedali.
Il magistrato può decidere di non usare la TUN solo se fornisce una motivazione estremamente dettagliata su circostanze eccezionali che rendano il caso concreto incompatibile con i parametri standard.

Assicurazioni sotto pressione per i rimborsi milionari
La decisione della Suprema Corte (sent. 8630/2026) genera un terremoto finanziario per le compagnie assicurative. Sebbene la TUN serva a razionalizzare i costi, per le invalidità di estrema gravità i pagamenti aumentano. I dati indicano che per le lesioni che superano l’80% di invalidità, la Tabella Unica Nazionale prevede importi più elevati rispetto alla vecchia tabella milanese. Questo obbliga le assicurazioni a ricalcolare le proprie riserve monetarie per far fronte a risarcimenti più pesanti. Anche nella gestione stragiudiziale, ovvero nelle trattative senza avvocati o cause, le vittime hanno ora un potere contrattuale superiore. L’incertezza che regnava nelle aule dei tribunali scompare in favore di un calcolo matematico preciso, che non permette più ai liquidatori di offrire cifre al ribasso basate su consuetudini locali ormai superate dalla legge e dalla giurisprudenza.
Le conseguenze in termini di massimali minimi
Vi abbiamo sempre consigliato di acquisire il massimale più alto possibile. Questo a volte si scontrava con i limiti imposti dalla Compagnia o dalla superficialità (tanto cosa vuoi che accada?).
Ecco, a fronte della domanda circa il “cosa vuoi che accada?” la nostra risposta è stata sempre ferma: speriamo nulla ma …..
E quel “ma” calcolabile. Prima, sulla base della tabella di Milano, un danno gravemente invalidante aveva un costo tabellato (ipotesi di 40enne che decede lasciando coniuge, due figli minori, due genitori e un fratello/sorella) di circa 1.400.000 di euro e, per un’invalidità pari al 100% un importo di quasi 1.000.000 di euro.
Oggi queste cifre crescono. Nel primo caso si può arrivare a di 2.000.000 di euro; nel secondo a 1.400.000 di Euro.
Pensate che una polizza di responsabilità civile non debba prevedere un massimale almeno pari a 2.500.000 di Euro?
Noi crediamo di sì.








